Giovanna Chiti

Le mirabilia di Gianni Maffi

 Adriano, il grande imperatore della prima metà del II secolo dopo Cristo, guardando dall’alto di uno dei colli romani la sua città adagiata nella pianura lungo il fiume, sentiva che era divenuta uno Stato e affermava  “avrei voluto che lo stato si ampliasse ancora, divenisse ordine del mondo, ordine delle cose”; il modello di regole che era riuscito a dare a Roma, al suo impero era dunque la struttura base di un possibile grande sviluppo. L’ordine è generatore di ampliamenti, creatore di percorsi.

Anche Gianni Maffi dà all’ordine un valore di stabilità generativa e lo  dimostra nelle sue ricerche fotografiche.

Percorre paesaggi d’Italia e del mondo, e nel suo andare isola e accosta, in un equilibro mobile, frammenti di natura e frammenti di opere create dall’uomo: un tratto di mare lambe una banchina o fa da sfondo a una giostrina solitaria su una piazzetta, una scultura di pietra contempla muta l’ampia distesa del mare, mentre le traversine tra le rotaie del treno si avvicinano come una tastiera silenziosa all’ampia distesa dell’acqua (Mare minimo).

Da appassionato camminatore va chiedendo alla natura di mostrargli il “suo” ordine, sale sulle montagne e in cima, tra le vette, indaga il disporsi delle rocce l’una sull’altra per avvicinarsi al cielo, ferma nell’azzurro l’allinearsi ordinato delle nuvole.

Lassù in alto, dove gli alberi non riescono più a crescere trova segni del passaggio umano e li fotografa (serie H) sono i piccoli spazi dove gli Helicopters possono atterrare.

Ma l’uomo come agisce nell’ ambiente in cui vive? Maffi entra nelle città ne registra la velocità dell’esistere, il piegarsi all’invasione delle modernità architettoniche, i muri imbrattati, il disordine (Milanexpo), allora fugge: vaga e si rifugia in luoghi chiusi negli orti botanici, negli acquari, nelle biblioteche, nei musei scientifici ed d’arte.

Ecco così nascere questa nuova serie Hortus. Il fotografo visita i giardini botanici di grandi città come Palermo, Roma o Milano e qui il suo occhio coglie e ferma l’ordinato intricarsi di foglie e rami, l’avvolgersi di tronchi in linee dalle forme geometriche inconsuete e potenti. La mano dell’uomo è là nelle vetrate squadrate delle serre, nelle passerelle che si fanno largo tra i fogliami, nella disposizione ordinata dei vasi ove la natura orgogliosa e sfrontata mostra la sua ricchezza e varietà.

Gioiosa vivificante l’acqua si abbatte su un ordinato ciuffo di papiri e sulle larghe foglie della Colocasia. La qualità della luce, le ombre che la contrastano, il ticchettio dell’acqua sull’ acqua ci portano il pulsare della vita ci attirano in una delicata meraviglia. Il silenzio vive.

Presentazione della serie Hortus, 2015

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